Il buio e l'attesa
hanno lo stesso
MALEDETTO
colore.


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mercoledì, 26 settembre 2007

Il fascino del proibito se n'è andato Aff*nc*l*

Da quanto tempo non sentiamo più il fascino del proibito, nel pronunciare i nostri vaffa? A pensarci ancor prima che Marco Masini tentasse di scandalizzarci intitolando al quadrisillabo una sua invettiva canora, nel cui testo “vaffanculo” veniva ripetuto altre 13 volte.
Casino” negli anni '70 era un vocabolo completamente pulito, si era rifatto una vita e nessuno ne sospettava più la provenienza: per i ragazzini delle elementari oggi è un tranquillissimo sostituto di caos, più duddile, articolato e anche preciso.
“Vaffanculo”, con il suo riferimento finale al culo, viene invece da sempre avvertito come una parolaccia. Dirlo è sempre stato un brivido. Alcuni hanno impiegato anni a capirne il significato. La bella parolaccia viveva e vigeva in uno stretto regime di protezionismo. Trovarla scritta, o diffusa da mass media, era traumatico. Oggi è tutto un vaffa generale, qualcuno ha pure istituito il giorno apposito dei “vaffa”. Ma se si dice che troppa confidenza fa perdere la riverenza, si dirà pure che troppa devianza fa perdere la rilevanza: i vaffa provenienti dai colli più alti e subito disseminati nel vasto mondo da comici, attori, giornalisti hanno scaricato al suolo la loro forza propulsiva. Il turbiloquio è entrato nella sua fase banale e anche il signor Grillo con le mille ragioni del caso, V day incluso. Che non sia solo un polverone, signori!


postato da: CiliegiaRossa alle ore 16:19 | link | commenti (6)
categorie: personaggi, succede, italia spensierata
giovedì, 13 settembre 2007

Vita

Niente mi stupisce e mi diletta più degli esseri umani. Ogni giorno cerco di assaporare la loro vita e i loro miracoli perchè immagino, ascoltandoli, di poter cogliere uno o l'altro dei loro desideri e dei loro conflitti. So che immagino male: la grazia degli altri sta proprio nel fatto che sappiamo di loro tanto poco quanto riusciremo a sapere di noi stessi. Io vorrei essere coraggiosa, ma credo di scrivere per paura. Temo il giorno in cui non vedrò più come scende la notte, come si alza la marea, come la pioggia lieve riempie i ruscelli delle montagne. E temo, tutti i giorni, temo più della morte, la possibilità che non mi amino colore per i quali io provo riverenza.
La fortuna, come la vita stessa, è un regalo imprevedibile. Sorridere, sorridere di più. Di più, capisci?


postato da: CiliegiaRossa alle ore 16:31 | link | commenti (10)
categorie: psycologies, cielo dei leoni